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Ci risiamo.

Ancora una volta annoiato ho assisto impotente all’ennesimo tentativo di creare confusione in un settore che di certo non ne ha bisogno. La sequenza è la solita…

  1. Qualcuno a Roma decide “qualcosa”
  2. Questo “qualcosa” viene emanato, pubblicato, stampato in forma ufficiale
  3. Diventa di pubblico dominio grazie alla stampa (tutta) che ne esalta ed amplifica gli aspetti negativi che fanno più notizia, gettando benzina sul fuoco (e disinformazione)
  4. I possessori degli impianti entrano nel panico, e quelli che volevano entrare nel club ci pensano due volte
  5. Gli addetti ai lavori non sono informati, e le interpretazioni si sprecano
  6. i più volonterosi di noi cercano di capire qualcosa per dare delle risposte ai loro clienti
  7. aumenta la diffidenza e il mercato si inchioda

Oggi è la volta del presunto obbligo di accatastamento di tutti gli impianti fotovoltaici, sia quelli nuovi che quelli esistenti. Esso scaturisce dalla pubblicazione in data 19/12/2013 della circolare n.36/E in capo all’Agenzia delle Entrate.

La circolare è piuttosto ampia, perché tratta tutte le tipologie di impianti fotovoltaici; tuttavia in questo articolo parlerò solo delle regole che riguardano gli impianti residenziali, che come sapete è il nostro segmento di elezione.Come sempre quindi non riporterò un riassunto analitico della circolare, ma mi limiterò a darvi le notizie essenziali per capire se il vostro impianto già installato, o che siete in procinto di acquistare, aumenterà o meno la rendita catastale del vostro immobile, e di conseguenza necessita di una variazione catastale in capo allo stesso.

La prima regola da applicare è semplicissima:

Un impianto fotovoltaico rileva ai fini catastali solo se ha una potenza nominale superiore ai 3 kWp.

Quindi il vero oggetto del contendere riguarda gli impianti da 3 kWp in su. Per calcolare la rendita catastale che produce un impianto fotovoltaico di questa categoria, si può far riferimento alle linee guida pubblicate dall’Agenzia delle Entrate. In pratica esistono due possibilità:

  1. se potete risalire al valore d’acquisto del vostro impianto, perché avete conservato le fatture o altre pezze d’appoggio, la rendita si calcola con la seguente formula: Rendita_Catastale_Impianto = Costo_Impianto X 0,75 X 0,5 X 2%
  2. se NON potete risalire al valore d’acquisto del vostro impianto, la rendita si calcola assumendo un valore forfettario pari a 1.200 €/kWp: Rendita_Catastale_Impianto = 1200 X Potenza_Impianto X 2%

Una volta calcolata la rendita catastale in uno dei due modi di cui sopra, si deve confrontare con quella del fabbricato su cui è installato l’impianto. L’obbligo di variazione scatta se la rendita prodotta dall’impianto è maggiore del 15% rispetto a quella dell’immobile.

Facciamo un ESEMPIO, così è più chiaro:

Impianto da 5 kWp. Rendita catastale dell’immobile: 935 euro. Il limite per la variazione è 935 x 15% = 140,25 €.

Caso 1): valore accertabile € 20000 x 0,75 x 0,5 x 2% = 150 €. In questo caso si dovrebbe fare la variazione catastale, perché € 150 > € 140,25.

Caso 2): il valore non è accertabile, per cui si assume 1200 x 5 x 2% = 120 €. In questo caso la variazione NON é dovuta.

No, non è uno scherzo. Ai più non sarà sfuggito che la discriminante (rendita catastale) in certi casi potrebbe essere proprio il metodo di calcolo. Ho volutamente preso questo esempio per dimostrarlo. Inoltre, qualora fosse dovuta la variazione, al catasto (almeno qui a Padova) non hanno ancora le idee chiare. In linea di principio, la prassi attuale è che non vi sia l’obbligo di variare la rendita catastale per gli impianti domestici entro i 6 kWp, a prescindere. Lo scopo di questo articolo quindi, è quello di darvi gli strumenti idonei per effettuare almeno il calcolo; poi nel caso in cui il limite del 15% venisse superato, vi suggerisco di rivolgervi direttamente agli uffici catastali territorialmente competenti oppure ad un geometra di fiducia in grado eventualmente anche di presentare la pratica.

In ogni caso, dalle simulazioni che abbiamo condotto finora, abbiamo capito che il limite scatta solo per impianti di potenza medio/alta, diciamo 5/6 kWp, salvo i casi di abitazioni con rendita catastale particolarmente bassa.

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